Non dimentichiamoci dei piccoli centri.

Quali sono i segni che il coronavirus ha lasciato nei nostri piccoli centri e quali sono le prospettive per la ripartenza? 
Con l'inizio della tanto attesa fase 2 è lecito e doveroso porsi queste domande. I meccanismi di vita all'interno delle città dopo il blocco totale, la ripartenza economica e la gestione attenta dell'emergenza nelle metropoli sono temi sempre sotto la lente d'ingrandimento dei media.
Raramente si sente parlare di realtà diverse, realtà più piccole che spesso vengono dimenticate, come se gli effetti del covid non gravassero su un paesino di 400 abitanti. Certamente bisogna considerare che, soprattutto per quanto riguarda la Sardegna, la situazione legata all'emergenza non è minimamente paragonabile, per mille motivi, a ciò che è stato vissuto nel nord Italia dove decine di città sono state messe in ginocchio dal virus. 
I DPCM di queste settimane ovviamente sono stati pensati su misura nazionale ma le ripercussioni dovute a questi, in particolare quelle relative ad alcune restrizioni, rischiano di danneggiare in maniera irreversibile le realtà dei piccoli paesi che in silenzio si sono ritrovati a combattere questa guerra chiusi in casa come tutta la penisola. 
Però le città restano città e i paesi restano paesi.
Riuscire a mandare avanti un'attività commerciale in un paese in cui vivono 400 persone era già un'impresa prima che scoppiasse la pandemia globale. D'ora in poi, dopo due mesi così difficili alle spalle, nel lungo periodo la situazione potrebbe addirittura peggiorare. Mi riferisco alle botteghe alimentari, bar, edicole, piccoli artigiani e imprese. Senza contare che probabilmente la prossima estate, ormai alle porte, non porterà neanche la "boccata d'ossigeno" derivante da qualche turista che annualmente sceglie di trascorrere le vacanze immerso nella pace totale dei piccoli borghi.
Ci sono poi ripercussioni umane che incidono sulle abitudini delle persone: nei piccoli centri alcuni semplici gesti apparentemente scontati e di routine come recarsi a compare il pane, andare in edicola per acquistare un giornale o andare a messa ogni giorno scandiscono una quotidianità che è alla base della "vita" dei nostri paesi. Sembra banale ma non lo è affatto e non possiamo non tenerne conto.
Anche per questo, il coronavirus, ci ha fatto così male: si è preso la nostra quotidianità. 
Non dimentichiamoci dell'esistenza dei piccoli centri. 

Autore: Simone Giuliani



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