L'intervista - SardiniaSpopTourism
Come e quando è nato il vostro progetto?
SardinaSpopTourism nasce a Maggio 2020, in pieno lockdown, durante una delle innumerevoli call su Zoom che hanno caratterizzato quel periodo. Ma solo in seguito ci siamo rese conto di quanto potesse diventare significativo questo progetto.
Siamo Annalisa Loddo, Claudia Puligheddu, Claudia Licheri, Clelia Porcheddu, Nicoletta Galisai e Sabrina Tomasi, un gruppo di sei ragazze animate dalla voglia di costruire il nostro futuro in Sardegna. Dopo anni di esperienze formative e professionali in Italia e all’estero, il richiamo della nostra terra è stato troppo forte per essere ignorato.
Veniamo tutte da parti diverse della Sardegna: da Cagliari a Banari, passando per Gonnosfanàdiga, Abbasanta e Alghero. Ci siamo formate in diversi settori e abbiamo competenze multidisciplinari: Sviluppo Locale, Community Management, Relazioni Internazionali, Lingue Orientali, Cooperazione Internazionale, Tutela dei Diritti Umani e dei Beni Etno-Culturali, Marketing, Economia e Gestione dei Servizi Turistici.
Cosa è Sardinia Spop Tourism?
SardiniaSpopTourism è un progetto nato per la valorizzazione dell’imprenditoria e del capitale sociale presente nei paesi in via di spopolamento. Per ora ci stiamo dedicando ai paesi fino ai 3000 abitanti.
Tramite un sito web in continuo aggiornamento stiamo riunendo in un unico luogo tutte le realtà virtuose, produttive e turistiche, custodite nel cuore di questi splendidi paesini spesso dimenticati. Lo facciamo bussando alle porte degli imprenditori e facendoci raccontare le loro storie, che prendono poi vita sul nostro sito tramite la cartolina: la cartolina di chi resta per chi viaggia. La cartolina è un’immagine, un ricordo dei luoghi che visitiamo, qualcosa che ci rimane nel cuore e che spediamo a chi ci è più caro. Un modo semplice e genuino per comunicare le caratteristiche di un luogo. A spedirle non è il turista ma gli imprenditori che, raccontando la loro storia invitano il turista ad andare a trovarli. Per agevolare la navigazione all’interno del sito e far comprendere l’importanza del contesto di riferimento, abbiamo creato “il semaforo dello Spopolamento”: uno strumento visivo, senza pretese scientifiche, attraverso il quale abbiamo suddiviso i paesi: in rosso i comuni che hanno meno di mille abitanti, in giallo i paesi che arrivano ai 2000 abitanti, in verde quelli che arrivano ai 3000. A questi abbiamo aggiunto il colore blu, per i paesi costieri con meno di 3000 residenti.
Quali sono i vostri obiettivi?
Utilizzando il turismo come strumento, si ha come obiettivo l’incremento del capitale sociale e relazionale di questi luoghi, a partire da chi li vive ogni giorno, dagli imprenditori che qui “re-esistono”. Non è semplice portare avanti un’attività imprenditoriale all’interno di un luogo di cui spesso molti hanno dimenticato il valore. Pensiamo che chiunque abbia vissuto in piccoli paesi abbia sentito almeno una volta dire la frase “qui non c’è niente”. Secondo noi invece ciò che serve per rivitalizzare questi piccoli centri è presente ed è nelle mani di chi li abita, e solo tramite relazione e collaborazione è possibile mettere a frutto questo enorme potenziale nascosto e sottovalutato.
In relazione a ciò che state svolgendo con il vostro progetto, che idea vi siete fatte sulla questione dello spopolamento in Sardegna?
Lo spopolamento per noi è un fenomeno preoccupante, perché impoverisce i territori della loro storia, dei loro talenti e soprattutto è causa, oltre che conseguenza diretta, della riduzione dei servizi essenziali e di cittadinanza. Un paese che si spopola tende nel tempo a non avere più le energie e le risorse umane necessarie per rialzarsi. La mancanza del ricambio generazionale spesso porta anche ad un impoverimento da un punto di vista culturale e dell’innovazione in qualunque ambito della vita quotidiana.
Il fenomeno dello spopolamento è stato ampiamente studiato da demografi e sociologi. Si pensa che entro 60 anni 31 dei 377 comuni sardi potrebbero estinguersi per sempre. Ma non è solo un loro problema: in Sardegna sono 250 i comuni interessati da dinamiche di spopolamento (Fenu et al., 2017).
Siamo davvero pronti a lasciare che questi luoghi, in cui siamo tutti in qualche modo un po' cresciuti, vadano incontro a un simile destino?
Alla luce del lavoro che state svolgendo, quanto secondo voi la nostra isola è connessa e quanto dovrebbe esserlo per ‘’raccontare’’ o ‘’gestire’’ meglio il problema dello spopolamento?È abbastanza risaputo che noi sardi spesso non siamo troppo avvezzi alla collaborazione. Sicuramente nel tempo si son fatti grossi passi avanti e questo è positivo, però non è sufficiente. Bisognerebbe cominciare a credere di più nei nostri vicini di campanile. Perché si sa, no? il paese che si ama sarà sempre il più bello per noi, ma questo non significa che quello affianco non possa essere altrettanto bello per qualcun altro. Infondo siamo tutti accomunati da questo sentimento… Ed è da qui che bisognerebbe partire per creare, finalmente, un nuovo e unico campanile, la Sardegna, sotto il quale tutti possiamo vivere nel benessere sociale ed economico che desideriamo. Perché tutti dobbiamo sentirci liberi di andarcene, ma anche di restare.
Siamo sempre alla ricerca di nuove realtà virtuose! Se sei un imprenditore che vuole entrare a far parte della nostra community, oppure hai semplicemente delle realtà da suggerirci per il nostro sito, non esitare a contattarci!
E-mail: info@sardiniaspoptourism.it
Sito web: Homepage - S·POPTOURISM (sardiniaspoptourism.it)
Instagram: SardiniaSpopTourism (@sardiniaspoptourism) • Foto e video di Instagram
Facebook: Sardinia Spop Tourism | Facebook
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