Grotta di Nurighe e "Nur"
I resti umani rinvenuti in Africa (Rift Valley), attestano che la storia dell'uomo ha avuto inizio circa 2 milioni di anni fa, ovvero nel Paleolitico Inferiore.
Con il termine Paleolitico (Pietra antica) indichiamo l'insieme di culture antiche, dove si predilige la lavorazione della pietra, dell'osso e del legno e per sopravvivere si praticava la caccia, la pesca e la raccolta di vegetali che la terra gli offriva.
È un periodo caratterizzato da numerose glaciazioni, oscillazioni del livello del mare, eruzioni vulcaniche e da cambiamenti della flora e della fauna.
È proprio durante questo periodo che l'uomo giunge in Sardegna.
A causa della regressione marina, il blocco sardo-corso si espanse sino alle isole dell'arcipelago toscano creando dei ponti di collegamento tra le diverse isole. Questo fenomeno permise il passaggio di flora, fauna e dell'uomo da una terra all'altra. Nei testi di storia della Sardegna di molti anni fa si ipotizzò che l'uomo arrivò in Sardegna nel Neolitico: più tardi, grazie alla scoperta di industria litica in alcune località dell'Anglona si è potuto anticipare tale presenza al Paleolitico inferiore.
Nel 1996 il gruppo speleologico T.A.G. di Thiesi all'interno della grotta di Nurighe, situata nel territorio di Cheremule (SS) scoprì numerosi resti di ossa.
Furono identificati numerosi frammenti di ossa animali appartenenti a grandi mammiferi come il Megaceros Cazioti, di cui si conservano una tibia e frammenti di un corno; due ossa, un metatarso e un osso coxale appartenenti al Cynotherium Sardus e numerose ossa e denti del Prolagus Sardus.
Tra tutti i frammenti ossei presenti sul letto del fiume sotterraneo che scorre all’interno della grotta, la tibia del Megaceros Cazioti fu di straordinario interesse a causa dei segni di incisione che presentava e che difficilmente potevano essersi prodotti casualmente. Oltre ai frammenti di ossa animali, il gruppo di speleologi scoprì anche un osso umano, identificabile con una falange.
Si tratta della prima falange del dito pollice della mano di un adulto, chiamato, “Nur", dalla quale però non è possibile risalire a quale specie del genere Homo appartenga.
Questi reperti consentirebbero quindi di dare più sostanza all'ipotesi della presenza dell'uomo in Sardegna già dal Pleistocene medio poiché la cronologia del reperto è compresa tra 300 e 100 mila anni fa.
La grotta di Nurighe potenzialmente potrebbe custodire elementi utili per confermare l’antichità dei materiali ossei ritrovati e l’individuazione dei più antichi resti di Homo presenti nell’isola ma occorrerebbe avviare delle ricerche di scavo paleontologico che lo confermino e che consentano l’eventuale recupero di altri resti.
Con il termine Paleolitico (Pietra antica) indichiamo l'insieme di culture antiche, dove si predilige la lavorazione della pietra, dell'osso e del legno e per sopravvivere si praticava la caccia, la pesca e la raccolta di vegetali che la terra gli offriva.
È un periodo caratterizzato da numerose glaciazioni, oscillazioni del livello del mare, eruzioni vulcaniche e da cambiamenti della flora e della fauna.
È proprio durante questo periodo che l'uomo giunge in Sardegna.
A causa della regressione marina, il blocco sardo-corso si espanse sino alle isole dell'arcipelago toscano creando dei ponti di collegamento tra le diverse isole. Questo fenomeno permise il passaggio di flora, fauna e dell'uomo da una terra all'altra. Nei testi di storia della Sardegna di molti anni fa si ipotizzò che l'uomo arrivò in Sardegna nel Neolitico: più tardi, grazie alla scoperta di industria litica in alcune località dell'Anglona si è potuto anticipare tale presenza al Paleolitico inferiore.
Nel 1996 il gruppo speleologico T.A.G. di Thiesi all'interno della grotta di Nurighe, situata nel territorio di Cheremule (SS) scoprì numerosi resti di ossa.
Furono identificati numerosi frammenti di ossa animali appartenenti a grandi mammiferi come il Megaceros Cazioti, di cui si conservano una tibia e frammenti di un corno; due ossa, un metatarso e un osso coxale appartenenti al Cynotherium Sardus e numerose ossa e denti del Prolagus Sardus.
Tra tutti i frammenti ossei presenti sul letto del fiume sotterraneo che scorre all’interno della grotta, la tibia del Megaceros Cazioti fu di straordinario interesse a causa dei segni di incisione che presentava e che difficilmente potevano essersi prodotti casualmente. Oltre ai frammenti di ossa animali, il gruppo di speleologi scoprì anche un osso umano, identificabile con una falange.
Si tratta della prima falange del dito pollice della mano di un adulto, chiamato, “Nur", dalla quale però non è possibile risalire a quale specie del genere Homo appartenga.
Questi reperti consentirebbero quindi di dare più sostanza all'ipotesi della presenza dell'uomo in Sardegna già dal Pleistocene medio poiché la cronologia del reperto è compresa tra 300 e 100 mila anni fa.
La grotta di Nurighe potenzialmente potrebbe custodire elementi utili per confermare l’antichità dei materiali ossei ritrovati e l’individuazione dei più antichi resti di Homo presenti nell’isola ma occorrerebbe avviare delle ricerche di scavo paleontologico che lo confermino e che consentano l’eventuale recupero di altri resti.
(Fonte: http://www.nurighe.it/)


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