L'intervista - Silvio Quarantotto

Silvio Quarantotto, musicista nato e cresciuto a Trieste, si racconta a Musicheremule: il suo legame con la Sardegna, la passione per la scrittura e i suoi progetti futuri sono il cuore della nostra chiacchierata. Silvio è l'autore de "Il numero fatale", racconto che fa parte della collana "I Take Away" delle "Edizioni Il Vento Antico" e che sarà disponibile dal prossimo 22 Maggio su tutti i principali store online. La pubblicazione del racconto arriva in un momento particolare: la pandemia globale ha inevitabilmente scosso anche il mondo della cultura che rischia di pagare a caro prezzo il blocco totale causato dal Covid19. 

 Partiamo dal racconto, cosa narra e come ti è venuta l’idea per questo scritto?

Come sai, Simone, oltre a musicista sono anche archeologo e in questa storia ho tentato di riportare alla vita e far parlare alcuni reperti con i quali sono entrato in contatto dalle mie parti, vicino a Trieste. Mi sono basato su un passo dello storico latino Tacito, che parla di un nobile senatore delle mie terre, Publio Palpelio Clodio Quirinale. Ho quindi studiato alcuni dei monumenti che la ricca famiglia dei Quirinale ha lasciato nelle città dell’alto Adriatico e, annodando i fili anche con uno dei tesori più belli restituiti dal nostro mare, la splendida statua in bronzo chiamata l’Atleta di Lussino, ho intrecciato una trama che mi permettesse di raccontare di storia e magia, amori impossibili, arte e immortalità. Il tutto basandomi su un passato che la terra e il mare in cui sono cresciuto conservano, ma che in realtà sono patrimonio di ogni terra e di ogni mare, se solo si tenta di guardare oltre il manto di cemento, smog, traffico che la nostra modernità frettolosa ha depositato un po’ ovunque.

 

E così è arrivata la pubblicazione. Come è stato il percorso per arrivarci e in generale qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Scrivere narrativa è una cosa che non si improvvisa, credo per nessuno, ma sicuramente non lo è stato per me. Fin da bambino avevo una certa capacità e voglia di raccontare (raccontarmi soprattutto) storie e avventure, ma prima di metterle su carta ci sono voluti anni. Il primo racconto che ho messo per iscritto è stato un mito che inventai per un concorso indetto dal Comune della mia città, proposto a tutta la classe in quarta liceo dalla mia professoressa di italiano e latino, che ebbe anche il buon cuore di correggere il testo nelle sue prime versioni. Contro ogni mia più rosea previsione, vinsi il primo premio e il racconto venne recitato, musicato e trasmesso per radio. Da allora, sebbene producendo relativamente poche cose, sento che sia il mio controllo del mezzo scritto, sia la mia inventiva sono molto maturati (grazie al cielo!) e questo non solo grazie agli studi letterari che ho fatto all’Università, ma soprattutto grazie alle tonnellate di pagine che da sempre leggo. Tuttavia, un aiuto fondamentale per la mia crescita come aspirante scrittore è venuto da un caro amico, Marco, da sempre appassionato di lettura e scrittura, che per anni mi ha pungolato e stimolato a coltivare questo comune interesse. Senza di lui credo che non avrei mai imparato a guardare ai miei scritti come qualcosa da analizzare con metodo, distacco e criticità. Infine, un gruppo di altri appassionati, i frequentatori del forum LeggendoScrivendo, mi ha dato per anni occasioni, pareri e stimoli fondamentali. Una delle menti di quel progetto è stata la persona che, dopo aver letto questo mio racconto, lo ha inaspettatamente proposto a una casa editrice con la quale collabora, che ha deciso di pubblicarlo.

Come si può leggere il racconto? Fa parte di una collana davvero originale!

Il racconto fa parte della collana "I Take Away" delle "Edizioni Il Vento Antico". Sarà disponibile dal prossimo 22 Maggio per tutti gli ebook reader, ma anche per tablet, pc e telefono e potrà essere acquistato in tutti i più importanti store online (Amazon, Ibs, Mondadori). La collana nasce con l’idea di valorizzare anche scritti brevi come i racconti, spesso poco considerati dalla grande editoria ma non per questo privi di valore, anzi. Sono una grande “palestra” per uno scrittore! Tutti i racconti editi in questa collana sono piccole chicche che racchiudono mondi e personaggi tratteggiati con abilità davvero professionale, ma hanno l’agilità di lettura che consente di poterli gustare per intero in un viaggio in treno, in aereo, mentre si va a lavorare...

Ti lascio comunque alcuni link per poter ritrovare il racconto:

 

https://www.mondadoristore.it/Il-numero-fatale-Silvio-Quarantotto/eai978889480683/

https://www.amazon.it/numero-fatale-Take-Away-

ebook/dp/B0888SSLK3/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95

%C3%91&dchild=1&keywords=il+vento+antico+edizioni&qid=1589300616&s=dvd&sr=1-2-

catcorr

 

Poco fa hai citato un punto del tuo scrivere che per noi sardi, e tu lo sai bene, ha un valore fondamentale: la memoria della terra. Non è che prima o poi, visto il tuo amore per questa terra che frequenti ormai da anni grazie a tua moglie, scriverai qualcosa sulla Sardegna?

Guarda, per me la Sardegna è stato amore a prima vista, proprio perché più che altrove lì ho sentito la terra “parlarmi”, molto più direttamente che da altre parti, senza filtri. Non parliamo poi della storia che racchiude, ormai le mie figlie conoscono a memoria metà dei nuraghi dell’isola... Ho un’idea, che coltivo, modifico, riscrivo e perfeziono fin da quando cullo il sogno di fare lo scrittore. Non posso rivelarti troppo, se non che è un romanzo, narra di un viaggio molto particolare, e si tratta di un progetto a cui tengo molto, perché lo ritengo davvero valido, specialmente nell'ultima versione che il testo sta assumendo. Qui la Sardegna diventa davvero il fulcro dell’intera vicenda, a cavallo di nuovo tra storia e mito. È un testo lungo, complicato da gestire, che sto riscrivendo per l’ennesima volta… spero davvero di non venirne sommerso e di poterti presto rilasciare una nuova intervista sulla pubblicazione di questo libro!

 Intanto allora ci leggiamo "Il numero fatale", ambientato sui mari della Dalmazia, a Delfi in Grecia e nelle terre della Campania che furono distrutte dal Vesuvio. C’è un’ultima cosa che ti sentiresti di consigliare in relazione al periodo particolare e difficile che stiamo attraversando?

Leggiamo, leggiamo tanto. La parola scritta insegna a relazionarsi con modi di vivere e pensare totalmente diversi dai nostri, ad analizzare ed andare in profondità nelle cose. Insegna ad ascoltare la voce umana, come disse Marguerite Yourcenar. Leggere tanto aiuta ad informarsi, ad ampliare le nostre conoscenze. Avremmo sicuramente meno problemi legati alla diffusione di fake news, per esempio. Un altro consiglio che mi sento di dare poi è di continuare a viaggiare, anche e soprattutto non fisicamente, ma con la mente. C’è una bellissima frase dell’artista sarda Maria Lai che mi ha colpito profondamente e che mi sembra una chiusa molto bella per questa nostra chiacchierata: «Il viaggio è la casa. Non solo la mia casa, ma quella di tutti noi. Siamo sulla terra, che gira a circa trenta chilometri al secondo, in un viaggio che è pur sempre un viaggio speciale, dove non si distingue la partenza dal ritorno. La vera nostalgia non è quella per un’isola. È l’ansia di infinito».

 Autore: Simone Giuliani



Commenti

Post popolari in questo blog

La formula vincente della Consulta giovanile di Bonorva

80 anni del Maestrone.

Non dimentichiamoci dei piccoli centri.