80 anni del Maestrone.
Il 14 giugno è una data importante soprattuto per coloro che incalzano i valori tipici di una sinistra ormai utopica. In questa giornata, che si avvicina al solstizio d’estate, si intrecciano le date di nascita di due, a parer mio, rivoluzionari.
Il primo, Ernesto Guevara, argentino, soprannominato «Che», legato indissolubilmente alla Rivoluzione Cubana guidata dall’amico e compagno Fidel Castro.
Il secondo, Francesco Guccini, nato pochi giorni prima dello scoppio della II° Guerra Mondiale. Emiliano, rivoluzionario a suo modo, capace di entrare nelle coscienze di varie generazioni. Un cantautore, poeta, filosofo, scrittore, musicista e studioso, queste sono le prime qualità che risaltano. Non trascurabile sicuramente l’estrema capacità di ritrovarsi all’interno delle sue canzoni. Una composizione di parole rimate ed intrappolate in versi, cantate, come lui stesso definisce, «da una voce che non è voce», un riflesso articolato di momenti, sentimenti, politica e fatti. Sempre lontano dalla pop music e dai più svariati schemi, un intellettuale profondo, straordinario, che con le sue espressioni, ci ha accompagnato e continuerà ad accompagnarci nel corso della vita. Capace di racchiudere ed abbracciare in poesia le più svariate sfumature della realtà. Utilizzando i suoi testi, sono gli 80 anni di un uomo che se avesse previsto tutto questo probabilmente avrebbe fatto lo stesso, ancora avvolto dai sogni, l’eterno incespicare e l’invecchiare senza maturità.
Grazie Francesco.
Autore: Andrea Dalu

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